Festival 2018 / Anche il buffo nel suo piccolo

ANCHE IL BUFFO NEL SUO PICCOLO - OMAGGIO A ENZO DARA

Teatro della Grancia

Sabato 25 agosto 2018, ore 19.00

 

Baritono Marco Filippo Romano

Pianoforte Gianni Fabbrini

 

Arie da opere di Domenico Cimarosa, Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti

 

Il 25 agosto 2017 ci lasciava Enzo Dara, uno dei più grandi interpreti del repertorio buffo a cavallo tra Sette e Ottocento. Se volessimo sintetizzare in un solo personaggio la sua arte, non potremmo far altro che ricordare il Barone di Trombonok nel Viaggio a Reims rossiniano: una creazione straordinaria in cui il basso mantovano faceva confluire doti canore e capacità d'attore dando vita a momenti di irrefrenabile ilarità, come nel caso della sequenza degli inni nazionali. Indimenticabile il modo in cui diceva la battuta: "Inno tedesco. Tocca a me, ma indulgenza vi chiedo; fra i cavalli, le bombe ed i cannoni, io la metà lasciai de' miei... polmoni"? Immancabilmente, ogni sera, quella pausa ad arte suscitava la risata del pubblico. Ma Enzo Dara è stato grande anche in tanti altri personaggi come Geronimo nel Matrimonio segreto, Dulcamara, Don Pasquale, Taddeo nell'Italiana in Algeri. I suoi vertiginosi sillabati nelle arie di Don Bartolo e di Don Magnifico erano veri e propri esempi di virtuosismo belcantista. La sua eccezionale carriera Dara l'ha raccontata in un libro prezioso, Anche il buffo nel suo piccolo, titolo che allude simpaticamente all'ampia fisicità di molti artisti che si dedicano al repertorio comico, non a caso nel Settecento definiti bassi "barilotti". Ma anche il sottotitolo del volume è emblematico, Personaggi tra il rigo. "Tra", non "sopra": Dara fu infatti interprete capace di scatenare una comicità irresistibile, ma sempre rimanendo perfettamente nello stile di ogni compositore. Un buffo nato, quindi, ma anche un maestro di espressività, di eleganza, di raffinatezza.

A un anno esatto dalla scomparsa di Enzo Dara, Solo Belcanto gli rende omaggio con un concerto di uno dei migliori buffi dei nostri giorni, Marco Filippo Romano, degno erede di una tradizione canora e teatrale che risale alle grande scuola napoletana settecentesca, ammirata e venerata dallo stesso Rossini. Al pianoforte Gianni Fabbrini: non possiamo che ripeterci e definirlo una delle colonne del Festival, perché è proprio così.